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lunedì 12 novembre 2018
12 Novembre San Margarito Flores martire messicano
Margharito Flores Garcia nasce a Taxco (Messico) il 22 Febbraio 1899 da una famiglia molto povera e numerosa.
Lavora fin da piccolo nei lavori dei campi e in tanti altri piccoli lavori artigianali,
ma all’età di quattordici anni manifesta ai genitori la volontà di farsi sacerdote. Trova una prima opposizione in famiglia poiché i genitori, buoni e ferventi cristiani non hanno i soldi per pagarli scuola e seminario e anche perché perdere le braccia capaci di lavorare la terra per mandare avanti la famiglia.
Margharito è tanto convinto della sua scelta che si mette a cercare e trova benefattori che lo possano aiutare economicamente e unisce a questi aiuti, i proventi che riesce a guadagnare tagliando barbe e capelli e dedicandosi alla pittura e scultura
Riesce così ad entrare nel seminario di Chilapa dove studia e prega con costanza e capacità non comuni che gli vengo subito riconosciute.
Il 5 Aprile 1924 è ordinato sacerdote e viene inviato nella Parrocchia di Chilpancingo dove viene nominato poco dopo Parroco.
Nel 1926 ha inizio la persecuzione religiosa In Messico il Presidente anticattolico Calles impose una serie di restrizioni alla Chiesa cattolica che portò all’arresto e all’uccisione di tanti sacerdoti cattolici e fedeli cattolici, alla chiusura di chiese,seminari e scuole. Questo scatenò dopo un anno circa, una guerra fra i fedeli cattolici e l’esercito, detta Guerra dei Cristeros.
In quell’anno dovrebbe trasferirsi a Tecalpulco, ma la situazione è così incandescente e i preti sono così braccati e perseguitati che deve darsi alla macchia, vivendo per parecchio tempo tra i monti, patendo la fame e la sete fino a quando riesce a trovare rifugio nella casa paterna.
Qui si ferma il meno possibile, cosciente dei pericoli che fa correre anche ai suoi familiari, e nei primi giorni del 1927 raggiunge Città del Messico, qualificandosi come medico e frequentando anche per alcuni mesi l’Accademia, dove perfeziona le sue inclinazioni artistiche.
Ma nella capitale non resta con le mani in mano: oltre ad esercitare clandestinamente il suo ministero, insieme alla Lega Nazionale per la Difesa della Religione cerca di pacificare gli animi nel clima torrido della persecuzione religiosa che si sta respirando in tutto il Messico.
Così facendo, finisce per esporsi troppo e con un bel gruppetto della Lega a giugno finisce in cella e vi resta per oltre un mese, tutto trascorso in preghiera e nel sostegno spirituale degli altri detenuti.
A tirarlo fuori dal carcere ci pensa una famiglia amica, ma Padre Margarito ormai ha il presentimento che la sua sorte è definitivamente segnata. Ne parla apertamente, con serenità e fermezza, raddoppiando le preghiere e le occasioni per esercitare bene il suo ministero, consapevole che il tempo a sua disposizione si fa sempre più breve.
E’ sicuramente questo il pensiero che lo accompagna in quel giorno di ottobre, quando celebra l’ultima messa nella capitale, poche ore prima della sua partenza per tornare in diocesi. È sicuramente la sua messa più sofferta, celebrata per ottenere il dono della pacificazione del suo amato Messico, durante la quale offre la propria vita perché non venga più sparso altro sangue innocente.
Arrivato fortunosamente a Chilapa, non ha neppure il tempo di disfare le valigie che il vicario generale subito lo destina come parroco di Atenango del Rio. Si rimette in viaggio per raggiungere la sua nuova parrocchia , ma qui trova ad accoglierlo le truppe federali.
Spogliato e lasciato con i soli indumenti intimi, picchiato e malmenato, viene trascinato fino a Tuliman a piedi nudi, circondato come un malfattore dalle guardie, che gli negano anche il conforto di un goccio d’acqua. Qui lo attende un processo sommario , al termine del quale è scontata la sua condanna a morte per il semplice motivo di essere un prete.
Sceglie come luogo per essere fucilato il muro posteriore della chiesa e vi si dirige con assoluta serenità. È il 12 novembre 1927.
Come ultimo desiderio chiede il tempo necessario per una breve preghiera e per baciare la sua amata terra messicana; il gesto non deve passare inosservato al plotone d’esecuzione, se una delle guardie gli si avvicina per sussurrargli una richiesta di perdono. “Non solo il mio perdono, ma anche la mia benedizione per tutti voi”: sono le ultime parole, prima che una raffica di pallottole gli fracassino il cranio.
Padre Margarito Flores Garcia, il parroco massacrato a 28 anni a causa del suo ministero, è stato beatificato nel 1992 e proclamato Santo il 21 maggio 2006