!4 Novembre - Santo Stefano Teodoro Cuenot Vescovo e martire in Indocina
Nasce in Francia, a LeBelieu 8 Febbraio 1802 da una povera famiglia di contadini. Battezzato in un fienile, educato da curati di campagna,
il giovane Stefano Teodoro fu mantenuto agli studi, dai genitori contadini, con doni in natura.
Quando anche questi non bastarono, dovette lasciare la scuola. Allora l'intero villaggio si tassò volontariamente affinché il promettente ragazzo potesse continuare i suoi studi.
Entrando in Teologia, perché fosse presentabile, se non proprio ben vestito, la madre sacrificò il proprio abito da sposa per fargli una veste. Il primo gesto del neo-sacerdote fu quello di regalare alla mamma un vestito nuovo.
Ondeggiò e indugiò, prima di trovare la vera vocazione. Ebbe tra l'altro la passione per la orologeria, e volle brevettare un proprio meccanismo per il moto perpetuo.
Fu catechista e insegnante nel gruppo detto " il ritiro cristiano ". Finalmente infilò la giusta strada entrando, nel 1827, nel portone di Rue du Bac, a Parigi, dove avevano sede i Padri Missionari di San Vincenzo de Paul.
L'anno dopo il nuovo missionario giungeva in Indocina. Nel 1835 veniva consacrato Vescovo di Metellopolis, coadiutore di quella che allora si chiamava la Cocincina.
Fu un Vescovo sempre sul campo di battaglia, perché i cristiani dell'Indocina, praticamente abbandonati a se stessi, erano sottoposti a continue vessazioni e persecuzioni da parte delle autorità buddiste.
Nonostante ciò, i convertiti del Vescovo Cuénot si contavano ogni anno a migliaia. Per uno che abiurava sotto le torture, cento chiedevano di essere battezzati.
Il clero indigeno triplicò, mentre il Vescovo moltiplicava le traduzioni dei libri sacri, le chiese, gli orfanotrofi, e anche le lontane regioni montagnose del Laos venivano raggiunte dalla predicazione e dall'esempio del Vescovo francese.
Nel 1861, al rincrudirsi della persecuzione da parte del re Tu-Duc, anche il Vescovo Cuénot venne catturato e rinchiuso in una stretta gabbia.
Mori il 14 Novembre 1861 dopo 25 anni di missione ininterrotta in Indocina
Fu ucciso per avvelenamento dai carcerieri dopo alcuni giorni che era stato rinchiuso in una gabbia per animali.
Il miglior elogio gli venne dai suoi carcerieri, che dissero di lui: " Era diventato perfetto. E il cielo si è affrettato a riceverlo, senza permettere ch'egli subisse un simile supplizio ".
Infatti era già cadavere quando il suo corpo venne fustigato e decapitato.
E un anno dopo, un trattato tra Francia e Indocina, sanciva la libertà di culto.