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sabato 21 novembre 2020

#religione #santateresadicalculta -Il pensiero di Madre teresa di Calculta- quarta parte

 Santa Teresa di Calculta.  dal libro “La gioia di darsi agli altr” ed. Paoline dialoghi di Santa Madre Teresa di Calcutta riportiamo alcuni passi degli interventi della Santa in occasione di interviste ed incontri. Invitiamo il lettore a leggere l’intero libro.

Servizio e amore

A Melbourne, andai a visitare un povero vecchio la cui esistenza era ignorata da tutti. La sua stanza era disordinata e sudicia. Tentai di pulirla, ma egli si oppose: — La lasci stare, sta bene così. Senza che io insistessi, alla fine me la lasciò pulire.  Nella stanza c'era una magnifica lampada, coperta di polvere. — Perché non l’accendi? — gli chiesi. _— A che scopo, se nessuno viene a trovarmi? —- mi rispose. — Io non ne ho bisogno. Allora gli dissi: — L’accenderesti se le Suore venissero a trovarti? E lui: — Sì. Purché potessi sentire una voce umana in questa casa, l'accendereî.

Alcuni giorni fa ricevetti da lui questo brevissimo messaggio: — Dì’ alla mia amica che la lampada che accese nella mia vita continua a restare accesa. Questi sono gli esseri che dobbiamo conoscere. Conoscendoli saremo indotti ad offrire loro amore e servizio. Non dobbiamo accontentarci di dare of- ferte in denaro.  Il denaro non basta.  Il denaro si può ottenere. Essi hanno bisogno che le nostre mani li servano e che i nostri cuori offrano amore.

Donazione totale

L'avvenimento più importante che abbia vissuto nella mia vita è stato il mio incontro con Cristo: Lui è il mio sostegno. Cristo è l'Amore che deve essere amato, è la Via che si deve percorrere, è la Verità che si deve dire, la Vita che si deve vivere, l'Amore che si deve amare.  Per questo noi Missionarie della Carità amiamo Cristo di un amore ìndivìso, in una donazione totale nella castità, con una libertà assoluta nella povertà e con una sottomissione completa ne1]’obbedienza, con una donazione e dedizione esclusive e cordiali al servizio dei poveri più poveri.

Fede in Dio

Un ministro indù dichiarò in una riunione pubblica che quando vedeva le Missionarie della Carità lavorare tra i lebbrosi, gli sembrava di vedere Cristo venuto di nuovo sulla terra per mettersi al servizio dei poveri.   Un medico indiano, vedendo le cure che una Suora dedicava a un malato spacciato dai suoi colleghi, disse: — Ero venuto qui senza Dio. Me ne vado con Dio...

Tuttavia, per noi non ha importanza la fede professata dai nostri assistiti. Il nostro criterio di assistenza non sono le credenze, ma la necessità.  Tutti sono Corpo di Cristo, tutti sono Cristo sotto l'apparenza di creature bisognose di aiuto e che hanno diritto di riceverlo.

Non abbiamo mai cercato di convertire al cristianesimo i nostri assistiti. L'essenziale è che trovino Dio, attraverso la loro religione, qualunque essa sia.  Quel che ci salva è la fede in Dio. Importa meno da quale punto si arrivi a Lui.  La santità non è un privilegio di pochi, ma una necessità di tutti.

La generosità dei giovani

Io sono convinta che la gioventù di oggi è più generosa di quella di altri tempi. E una gioventù che è meglio preparata e meglio disposta a un autentico sacrificio per servire l'uomo.  Per questo motivo non c'è niente di strano nella preferenza dei giovani per la nostra congregazione.  In gran parte si tratta di giovani della classe media, che hanno tutto: ricchezze, cornodità, buona posizione sociale.  Tuttavia chiedono di entrare in una congregazione che sta al servizio dei poveri, per vivere una vita di autentica povertà e dl contemplazìone.

Servire Dio

Se uno sente che Dio desidera da lui la trasformazione delle strutture sociali, questa è una questione che riguarda lui e il suo Dio.  Tutti abbiamo il dovere di servire Dio lì dove ci sentiamo chiamati. Io mi sento chiamata ad aiutare gli individui, ad amare ogni essere umano.  Il mio compito non è di giudicare le isti- tuzioni: a me non spetta giud1care nessuno.  Io non penso mai in termini di massa m generale, ma di persone.  Se pensassi alle masse, non comincerei mai. Quel che importa è la persona.  Io credo all incontro da persona a persona.

L'eroismo dei santi

Quanto devono essere pure le nostre mani, poiché dobbiamo toccare il Corpo di Cristo, allo stesso modo che il sacerdote Lo tocca sotto le specie del pane. Con quale venerazione e con quale amoresolleva l'ostia consacrata!  Questi devono essere i nostri sentimenti ogni volta che tocchiamo il corpo di un ma- lato.

Questa fu la prospettiva che trasformò padre Damiano in un apostolo dei lebbrosi, che fece di san Vincenzo de’ Paoli il padre dei poveri, che trasformò la vita di Francesco d'Assisi, il quale, incontrando un lebbroso completamente sfigurato, come prima reazione tentò di fuggire, ma subito, riprendendosi dal suo gesto, baciò quel volto orribile, e questo lo riempì di una gioia indicibile, al punto che il lebbroso se ne andò ringraziando Dio per la sua guarigione. San Pietro Claver lambiva le ferite degli schiavi negri.

Perché tutto questo?

Perché volevano avvicinarsi il più possibile al cuore di Dio. Nella Casa del Moribondo, noi compren- diamo il valore di ogni anima.  Il semplice fatto che Dio abbia posto un'anima sul vostro cammino è segno che Dio vuole che facciate qualcosa per essa. Visitando le famiglie, vi incontrerete con molte miserie.  Qualche volta vi capiterà di trovare un bambino piccino che accarezza teneramente il capo della madre morta. Allora occorrerà tutta la vostra energia per alleviare a questa povera creatura la sua im-mensa pena. Una volta le Suore trovarono due bambi-ni accanto al corpo senza vita del loro padre morto due giorni prima.

Premi e poveri

Io non sono che uno strumento.  La prima volta che mi assegnarono un premio, restai molto sorpresa. Non sapevo se accettare o no. Ma arrivai alla conclusione che dovevo accettare i premi in nome dei poveri più poveri, come un omaggio reso ai piu poveri. In fondo, dandomi premi, credo che si riconosca l'esistenza dei poveri nel mondo.