‘I0 veggo, 0 mia carissima figliuola, che tutte le stagioni dell'anno si trovano nell'anima tua, che talora senti l'inverno di molte sterilità, distrazioni, svogliatezze e noie; ora le rugiade del mese di maggio con odore dei santi fioretti; ora i colori
del desiderio di piacere a Dio. Non rimane se non l'autunno, del quale, come tu vedi, non iscorgi molta frutta, ma occorre bene spesso che, al tempo di battere le biade e di premere le uve, si trovino raccolte maggiori di quello che promettevano le mietiture e le vendemmie. Tu vorresti, o figliuola, che tutto fosse nella primavera nell'estate; ma no, figliuola, bisogna che vi sia questa icissitudine così nell'interno come nell'esterno. Nel cielo solamente tutto sarà di primavera quanto alla bellezza, tutto d'autunno quanto al godimento, tutto d'estate quanto all'amore. Non vi sarà alcuno inverno, ma quì l'inverno è necessario per l'esercizio della abnegaione e di mille picciole e belle virtù, che si esercitano nel tempo della sterilità.(18 maggio 1918 a Maria Gargani - Ep. III, p. 3/5)