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domenica 15 novembre 2020

#religione #santateresadicalculta --Il pensiero di Santa Madre Teresa di Calculta-prima parte

 Santa Teresa di Calculta. dal libro “La gioia di darsi agli altr” ed. Paoline dialoghi di Santa Madre Teresa di Calcutta riportiamo alcuni passi degli interventi della Santa in occasione di interviste ed incontri. Invitiamo il lettore a leggere l’intero libro.

Il tempio della dea Kalì

La stampa accennò al dramma di persone che morivano per le strade senza nessuna assistenza. Approfittai dell'occasione per convincere la municipalità. Dissi loro: Fornitemi un locale: io mi incarico del resto.

Mi assegnarono due dipendenze del tempio della dea Kalì: due grandi sale destinate fino allora a dormitorio dei pellegrini.  Accettai con gioia quel locale, perché era un centro di devozione e di culto indù. Subito vi trasportammo moribondi e malati.

I sacerdoti della dea Kalì non vedevano di buon occhio la nostra intromìssîone. Ma uno di essi cadde malato, di una malattia contagiosa. Lo assistemmo così bene che da allora non solo cessarono di spiarci, ma divennero nostri collaboratori ed amici.

Dio ama il silenzio

La prima cosa che dobbiamo fare coi malati gravi, spesso raccolti per le strade, è quella di lavare i loro volti e i loro corpi. La maggior parte di loro non conoscono nemmeno il sapone e la schiuma li spaventa.

68  Se le Suore non vedessero in questi sventurati il volto di Cristo, tale lavoro sarebbe impossibile. Noi vogliamo che sì rendano conto che ci sono persone che li amano per davvero. Qui ritrovano la loro dignità umana e muoio in un silenzio impressionante- Dio ama il silenzio.

Servire i poveri

Anche nei primi tempi io non chiedevo mai denaro Volevo servire i poveri esclusivamente peramore di Dio. Volevo che i poveri potessero ricevere gratuitamente quello che i ricchi si procurano col denaro.

Lavoro incessante

Tutto il mio tempo appartiene agli altri. Altrettanto accade alle Suore.  Lavorano senza riposo per 1 malati e per i bambini: non hanno nemmeno il tempo di scrivere una lettera.  Dite a quelli che ci scrivono che non si afliggano se non ricevono risposta: il nostro lavoro è realmente incessante.

Una medicina rara

La Provvidenza ci viene sempre in aiuto. Quando la necessità è immediata, è immediato anche l'intervento provvidenziale. Non si tratta sempre di quantità ingenti, ma di quelle che servono in ogni momento. Una volta avevamo un ricoverato per il quale era necessaria una medicina rara.  Mentre ci stavamo domandando come potevamo procurarcela, si presentò alla nostra porta un uomo con un ricco campionario di medicine.  Tra di esse c'era quella di cui avevamo urgente bisogno.

Qualcosa che è molto

Lo so bene, e lo sa ognuna delle mie Suore, che quello che facciamo è meno di una goccia nell'oceano. Ma se l'oceano non avesse quella goccia, gli mancherebbe qualcosa.  Se non avessimo delle piccole scuole nei quartieri-abbandonati, per piccole che esse siano, migliaia di bambini resterebbero abbandonati per le strade. La nostra soluzione non può essere altra che quella di fare per loro tutto quello che possiamo.

Accade lo stesso coi moribondi raccolti nelle nostre Case del Moribondo.  70  La maggior parte muore lo stesso, ma vale la pena di offrire loro un posto dove possano morire in pace e trovando Dio.

Adozioni

Tanti bambini oggi fanno parte della categoria degli indesiderati, dei non amati.  Il problema che oggi preoccupa tanti e tanti non è solo che il mondo comincia ad essere troppo popolato di esseri umani: quello che oggi cominciamo a costatare con intensità crescente è che c'è chi vuol dimostrare che la Divina Provvidenza non può provvedere ai nuovi, ai bambini non nati. Per me, se si permette l'aborto in paesi ricchi, provvisti di tutti i mezzi e ricchezze che il denaro può procurare, questi paesi sono i più poveri tra i poveri.  Vorrei aprire in tali paesi molte case per bambini per poterli accogliere e provvedere del necessario.  Disponiamo di molte di tali case in tutta l'India e finora non ci siamo mai viste costrette a respingere nessuno di essi.

La cosa più meravigliosa è che ogni bambino che è riuscito a sfuggire la morte per mano dei suoi stessi genitori, ha trovato un focolare con nuovi genitori che lo hanno accolto.  Da vari anni a Calcutta stiamo facendo degli sforzi per evitare aborti per mezzo di adozioni e, grazie a Dio, abbiamo potuto offrire a molti bambini, che sarebbero morti, un pa- dre e una madre che li amassero e olfrissero loro affetto e cure.

Per noi, in India, questa è una cosa sorprendente, perché tali bambini risultano per legge intoccabili. Questa è una delle caratteristiche più ammiirevoli del nostro popolo: la sua disponibilità ad adottare ed offrire un focolare ed affetto a questi bambini indesiderati, e a Cristo sotto le loro sembianze.

Come Lui ci amò

Abbiamo case per accogliere i derelitti, come a Melbourne.  In esse si accolgono persone che non hanno niente, che vanno errando per le strade, che non dispongono che della strada e della tomba.  Uno di loro aveva ricevuto un grave affronto da un altro, da un suo amico, compagno di sventura.  Pensando che si trattasse di qualcosa di grave, uno gli domandò: — Chi è stato?L'uomo ricorse  a ogni sorta di bugie, ma apparve chiaro che non avrebbe mai detto il nome del colpevole.  Quando l'altro se ne andò, gli domandai: Perché non hai voluto dire il nome di chi ti ha colpito? L'uomo mi guardò e mi disse: — La sua sofferenza non avrebbe diminuito la mia. E questo che significa, per me, amarci scambievolmente come Lui ci ha amati.

Gesù e i poveri

Solo avvicinandoci sempre più a Gesù, potremo avvicinarci sempre più gli uni agli altri e ai poveri.

Riempirci di Dio

Quanto più ci svuoteremo di noi stessi, tan- to più potremo riempirci di Dio.  Voglia il cielo che non dimentichiamo mai che nel servizio dei poveri ci viene offerta una magnifica occasione di fare qualcosa di bello per Dio.  Perché, dedicandoci con tutto il cuore ai poveri, è Cristo che serviamo nel Suo volto sfigurato, perché Lui stesso ha detto: « L'avete fatto a Me ».

« Dillo di nuovo »

Solo a Calcutta, abbiamo raccolto più di 27.000 persone [dati del 1973] abbandonate nelle strade.

Ci vengono incontro, le accogliamo e le portiamo alla nostra Casa del Moribondo. E muoiono serenamente, con Dio.  Fino ad oggi non ho mai incontrato e non è mai accaduto a nessuna delle mie Suo- re — nessun uomo o nessuna donna, che si sia rifiutato di dire a Dio: « Mi pento », che non abbia voluto dire: « Dio mio, ti amo ».

Abbiamo migliaia di lebbrosi.

Sono meravigliosi, sono ammirevoli, benché siano sfigurati nella carne. Il Natale scorso lo passai con loro (ogni anno facciamo per essi una festa natalizia). Dissi loro che il male che avevano era un dono di Dio, che Dio ha per essi un amore speciale, che sono molto accetti a Dio, che il male che hanno non è un peccato. Un vecchio, che era completamente sfigurato, cercò di avvicinarsi a me e mi disse: — Ripetìlo di nuovo. Mi ha fatto tanto bene. Ho sempre sentito che nessuno ci ama. E vera-mente meraviglioso sapere che Dio ci ama. Dillo di nuovo. 

Quello che si esige dalla Missionaria della Carità è: salute fisica e mentale, capacltà di imparare, una buona dose di buonsenso, carattere allegro. Se una delle mie Suore non si trova in una disposizione d'animo per lo _meno serena non le permetto di andare a visitare i p.overi. Hanno già tanti motivi per sentirsi tristi: come si può portare loro l’alizione dei nostri malumori personali?

La luce di Cristo

Non cerchiamo di imporre ad altri 1a npstra fede.  Cerchiamo solo di fare in modo che Cristo faccia passare la Sua Luce e la Sua Vita in noi e, per mezzo nostro, nel mondo della miseria. Cerchiamo di fare in modo che i poveri, quali che siano le loro credenze, vedendoci, si sentano attratti verso Cristo e ci invitino ad accostarci a loro, ad entrare nelle loro vite. 75