Da lettera a Padre Agostino di San Marco in Lamis del 17 Ottobre 1915
Oh Dio! 0h Dio! dove mi vola il pensiero; che sarà di quegli infelici vostri figliuoli, e miei fratelli ancora, che avranno forse già meritato i vostri fulmini? Voi il sapete, 0 mio dolce redentore, quante volte la rimembranza di quel vostro divin
volto, sdegnato contro di questi miei infelici fratelli, mi ha fatto gelare il sangue dallo spavento, più che il pensiero degli eterni supplizi e delle pene tutte dell'inferno.Io sempre vi ho supplicato tremando, come vi supplico pure al presente, che, per la vostra misericordia, vi degniate di ritirare un sì fulmineo sguardo da questi miei infelici fratelli... Voi l'avete detto, o dolce mio Signore, che «L’amore è forte al par della morte, e duro al par dell’inferno», perciò guardate con occhio di ineffabile dolcezza questi morti fratelli, incatenateli a voi con una forte stretta di amore.
Risorgano tutti questi veri morti, o Signore. O Gesù, Lazzaro non vi chiese punto che lo risuscitaste; valsero per lui le preghiere di una donna peccatrice; oh! eccone, o mio divin Signore, un’altra anima ancora essa peccatrice e più rea senza paragone, che vi prega per tanti morti, che punto non si curano di pregarvi affin di essere risuscitati.
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