il Padre Nostro - proseguimento prima parte
“Padre nostro che sei nei cieli”
“Osare avvicinarsi in piena fiducia”
2777 – Nella liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il “Padre nostro” con filiale audacia. Le liturgie orientali utilizzano e sviluppano espressioni analoghe.
Davanti al roveto ardente fu detto a Mosè “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi.”(Es.3,5) Solo
Gesù poteva superare la soglia della santità divina: è lui che “avendo compiuto la purificazione dei peccati”(B.1,3), ci introduce davanti al volto del Padre: ”Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato”(B.2,13).2799 – La Preghiera del Signore con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo, nel medesimo tempo rivela noi a noi stessi.
La Parola “ Padre”
2779 – Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini “di questo mondo”.
L'umiltà ci fa riconoscere:” Nessuno conosce il Padre se non il figlio e colui a cui il Figlio lo voglia rivelare”(T.11,27), cioè ai“piccoli”(T.11,25).
La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono nella nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato. Trasferire su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere.
Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale il Figlio ce lo ha rivelato: “ l'espressione di Dio-Padre, non era mai stata rilevata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si senti rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome infatti implica il nuovo nome di Padre” (Tertulliano-De orazione).
2780 – Possiamo invocare Dio come “Padre” perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere.
Ciò che l'uomo non può concepire, ne le potenze angeliche intravvedere, ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che noi siamo nati da Dio.
2781 – Quando preghiamo il Padre, siamo in comunione con lui e con il Figlio suo Gesù Cristo. E' allora che noi lo conosciamo e lo riconosciamo in uno stupore sempre nuovo.
La prima parola della Preghiera del Signore è una benedizione di adorazione, prima di essere implorazione. Questa è infatti la gloria di Dio: che noi lo riconosciamo come “Padre”, Dio vero. Gli rendiamo grazie per averci rilevato il suo nome, per averci fatto il dono di credere in esso e di essere abitati dalla sua presenza.
2782 – Possiamo adorare il Padre perché egli ci ha fatto rinascere alla sua vita, adottandoci come suoi figli nel suo Figlio Unigenito. Per mezzo del Battesimo, ci incorpora nel corpo del suo Cristo, e per mezzo dell'unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei “cristi”(unti).
“L'uomo nuovo, che è rinato e restituito, mediante la grazia, al suo Dio, dice innanzitutto: Padre, perché è diventato figlio”(S.Cipriano di Cartagine-De dominica Oratione).
2783 – In tal modo attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre.
2784 – Questo dono gratuito dell'adozione esige, da parte nostra, una conversione continua e una vita nuova. Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi due disposizioni fondamentali: il desiderio e la volontà di somigliargli. Creati a sua immagine, per grazia ci è restituita la somiglianza e noi dobbiamo corrispondervi.
“Non potete chiamare vostro Padre, il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano, in tal caso infatti, non avete più in voi l'impronta della bontà del Padre celeste”(S.Giovanni Crisostomo-De augusta porta).
“E' necessario contemplare incessantemente la bellezza del Padre e impregnare l'anima”(S.Gregorio di Nissa-Homiliae).
2785 – Un cuore umile e confidente che ci faccia “diventare come bambini(Mt.18,3) infatti è ai “piccoli” che il Padre si rivela(Mt.11,25)
“Padre nostro: questo nome suscita in noi, contemporaneamente, l'amore, il fervore nella preghiera(...) ed anche la speranza di ottenere ciò che stiamo per chiedere(....).
Che cosa infatti può Dio negare alla preghiera dei suoi figli, dal momento che ha loro concesso, prima di tutto, di essere suoi figli?” (S.Agostino-De sermone Domini in monte).
Padre “nostro”.
2786 – Padre “nostro “ è riferito a Dio. L'aggettivo, per quel che ci riguarda, non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova.
2787 – Quando diciamo Padre “nostro” riconosciamo che tutte le sue promesse d'amore annunziate dai profeti, sono compiute nella Nuova ed eterna Alleanza nel suo Cristo: noi siamo diventati il suo popolo ed egli ormai è il “nostro” Dio.
Questa nuova relazione è un appartenenza reciproca donata gratuitamente: è con l'amore e la fedeltà che dobbiamo rispondere alla “grazia” e alla “verità” che ci sono date in Gesù Cristo.
2801- Dicendo Padre "nostro", noi invochiamo la Nuova Alleanza in Gesù Cristo, la Comunione con la Santissima Trinità e l'Amore Divino che attraverso la Chiesa, abbraccia il mondo intero.
2789 – Pregare il Padre “nostro “ ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Non dividiamo la divinità, poiché il Padre ne è “la sorgente e l'origine “, ma confessiamo in tal modo che il Figlio è eternamente generato da lui e che da lui procede lo Spirito Santo.
Non confondiamo neppure le Persone, perché confessiamo che la nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo, nel loro unico Santo Spirito.
La Santissima Trinità è consustanziale e indivisibile.
Quando preghiamo il Padre, lo adoriamo e glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito Santo.
2790 - Grammaticalmente, “nostro” qualifica una realtà comune a più persone. Non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel suo Figlio unigenito, da lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito Santo.
La Chiesa è questa nuova comunione di Dio e degli uomini: unita al Figlio unico diventato “il primogenito di molti fratelli”(Rm.8,29), essa è in comunione con un solo e medesimo Padre, in un solo e medesimo Spirito Santo.
“Pregando il Padre “nostro”, ogni battezzato prega in questa comunione: “ la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un anima sola”(At.4,32).
2791 – Per questo, nonostante le divisioni dei cristiani, la preghiera al Padre “nostro” rimane il bene comune e un appello urgente per tutti i battezzati. In comunione con Cristo mediante la fede e il Battesimo, essi devono partecipare alla preghiera di Gesù per l'unità dei suoi discepoli.
2792 – Se preghiamo in verità il “Padre nostro”, usciamo dall'individualismo, perché ne siamo liberati dall'amore che accogliamo.
Il “nostro” dell'inizio della Preghiera del Signore, come il “noi” delle ultime quattro domande, non esclude nessuno. Perché sia detto in verità, le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati.
2793 - I battezzati non possono pregare il Padre “nostro” senza portare davanti a lui tutti coloro per i quali egli ha dato il Figlio suo diletto.
L'amore di Dio è senza frontiere, anche la nostra preghiera deve esserlo. Pregare il Padre “nostro” ci apre alle dimensioni del suo amore, manifestato in Cristo: pregare con tutti gli uomini e per tutti gli uomini che ancora non lo conoscono, affinché siano riuniti in unità.
Questa sollecitudine divina per tutti gli uomini e per l'intera creazione ha animato tutti i grandi oranti, deve dilatare la nostra preghiera agli spazi immensi dell'amore, quando osiamo dire: “Padre nostro”.
“Che sei nei cieli”.
2794 – Questa espressione biblica non significa un luogo(lo spazio), bensì un modo di essere: non la lontananza da Dio, ma la sua maestà.
Il nostro Padre non è altrove; egli è "al di là di tutto” ciò che possiamo concepire della sua santità. Proprio perché è tre volte Santo, egli è vicinissimo al cuore umile e contrito.
“Ben a ragione queste parole,- Padre nostro che sei nei cieli-, si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca”(S.Agostino-De sermone Domini in monte).
2795 – Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza che viviamo quando preghiamo il Padre nostro. Egli è nei cieli. Questa è la sua dimora; la casa del Padre è dunque la nostra “patria”.
Il peccato ci ha esiliati dalla terra dell'Alleanza ed è verso il Padre, verso il cielo che la conversione del cuore ci fa tornare.
Ora è in Cristo, che il cielo e la terra sono riconciliati, perché il Figlio è disceso dal cielo, da solo, e al cielo fa tornare noi, insieme con lui, per mezzo della sua croce, della sua resurrezione e della sua ascensione.
2796 – Quando la Chiesa prega: “Padre nostro che sei nei cieli”,professa che siamo il popolo di Dio, già accolti nei cieli in Cristo Gesù, nascosti con Cristo in Dio, mentre al tempo stesso, “sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste”(2Cor.5,2).